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In questo contesto Dario Giancane installa il suo Menhir 2021 stabilendo un primato contemporaneo. Cosa fa? Va a recuperare  uno degli elementi peculiari del paesaggio antropico della Valle della Cupa, cave dismesse di calcarenite, vuoti e scarificazioni nel territorio, con pareti residuali incise dalla preparazione dei blocchi mai asportati.

Segni profondi, vuoto nella materia, affini all’opera di estrazione del metallo che Giancane persegue e domina nella sua opera. Ma qui, per ottenere il segno, l’artista ha lavorato solo sull’ossidazione, segnando la lamiera, trasformandola  in un elemento trifacciale che riflette il contesto, lo stuzzica, rimarca la componente ctonia elevandola e affrancandola.

Con l’azione artistica la cava dismessa diviene il complesso cultuale dello stesso menhir. L’acciaio è leggero, aperto, respira e osserva. Questa è la percezione. È il menhir ad osservare e si dissocia dalla funzione atavica dei menhir litici salentini. Non ha bisogno, per sottolineare la propria esistenza e presenza,  di nessun occhio umano.

La cava dismessa, la terra e il contesto si attraggono a vicenda. Il patto di Giancane col metallo questa volta non è teso agli eventuali astanti, ne fa tranquillamente a meno.  Spezza il tetto della casa laboratorio, genera l’axis mundi e infrange il tabù della madre terra scavando e installando il suo devoto ex voto al territorio.

Dante Sacco

Menhir 2021

Installazione permanente in ferro

Date2021ArtistDario GiancaneClassificationSculturaDimensions350 x 50 x 50 x 50 cmShare