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L’opera prende il titolo da una riflessione di Franco Battiato, assumendola come dispositivo concettuale per indagare il rapporto tra vulnerabilità, tempo e presenza.

L’intervento si sviluppa su una superficie composta da lamiere sovrapposte di acciaio e alluminio, materiali industriali che, attraverso stratificazione, ossidazione e tensione materica, costruiscono un corpo visivo instabile e attraversato dal tempo. La pittura si innesta sulla materia senza coprirla, lasciando emergere abrasioni, combustioni, saldature e imperfezioni come elementi attivi della composizione.

La sovrapposizione metallica genera una superficie che oscilla tra pittura e reliquia industriale, tra costruzione e deterioramento. I tagli e le aperture presenti nella struttura lasciano filtrare una luce pulsante che introduce una dimensione organica e respiratoria all’interno della rigidità del metallo.

L’opera non rappresenta la morte, ma il suo riflesso costante nella materia e nell’esperienza umana. La corrosione diventa traccia temporale, mentre il metallo assume una qualità corporea, fragile e resistente allo stesso tempo.

Nel contesto del Museo Materdomini, il lavoro si configura come una soglia tra permanenza e dissoluzione, interrogando il rapporto contemporaneo con il limite, il rischio e la trasformazione.

Se nella vita non fai cose che ti rapportano con la morte hai sprecato un'esistenza

Pittura su lamiera in acciaio e alluminio

Date2026ArtistGabriele Quarta (Kabo)ClassificationPitturaDimensions250x200 cmShare